anna

Nuovi giorni

Ore 14.40

La giornata appare fresca. Non fredda. Sono seduta alla villa e riposo. Dopo giorni indaffarati, terremoti e ansie varie.
Anche io sono di Chieti, come Em@, e qui la scossa si è sentita distintamente.
Paura e panico che ancora oggi non riesco a razionalizzare, nonostante non sia nella zona dell’epicentro.
Ieri mattina iniziava la mia pausa di riflessione. Dopo aver lasciato il mio fidanzato ed aver fatto i bagagli ed essere tornata a casa dei miei. Una scelta sofferta, ma sentita. Quando due litigano sempre, e per ogni motivo, si deve mettere un punto ed iniziare di nuovo.
Dopo il ponte dovrò cercare una casa e spero che le cose vadano per il verso giusto. O almeno ci spero.
Ora mi godo questo lunedì di apparente calma, sperando che la terra ci lasci in pace, per un po’.
All’orizzonte, un cielo limpido e una famiglia di donne, che gioca a farsi i selfie.

Un saluto,
Anna.

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news

28 ottobre: Cambio Gestione

Buen@s,

oggi, e per ora, si conclude la mia esperienza con il blog. A volte è meglio prendere le distanze per capire chi si è realmente. E cosa si vuole soprattutto. Non è un addio, ma un arrivederci. Volevo ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini e che mi hanno supportato.

Il blog non lo chiudo. E tutti i miei articoli rimarranno visibili.

Il mio posto verrà preso da una mia amica, Anna Gasbarri. Simpatica e con due cagnolini, come il sottoscritto. Vi terrò comunque aggiornati, con qualche incursione nel blog, prossimamente.

Anna è una mia amica intima. Ci conosciamo da una vita. Ed abbiamo molto in comune.

Spero che non abbandoniate lei, che ha molto da raccontarvi.

E me.

Mil besos,

Em@

RealTime

17 ottobre: Gemma

A Gemma, una mia cara amica.

 

Ti ho conosciuto al mercato. Vendevi solo la verdura, per la precisione. A volte, anche fiori. Soprattutto nella stagione primaverile quando, tu, Gemma germogliavi.

Te ne sei andata in un anno. Un tumore ai polmoni ti ha portato via. Lontano da me.

Il nostro era un rapporto genuino, familiare. Nonostante non avessimo legami di sangue.

Mi domandavi come stavo e se qualcosa mi rendeva cupo, te ne accorgevi subito.

Eri allegra. Animavi il mercato. Con le tue risate spropositate e le tue conversazioni su Amici, Il Grande Fratello, L’Isola dei Famosi, Pomeriggio 5 e La Vita in Diretta.

Ti piaceva ballare e fare commedia. E ogni volta che ti vedevo fumare, ti sgridavo. Ma, tu, prontamente mi rispondevi che prima o poi tutti dobbiamo morire.

Ti voglio ricordare in una giornata qualunque autunnale, mentre tornata dal mercato, ti rinchiudevi in casa. Ti piaceva la vita domestica! Me lo dicevi sempre.

Ti voglio ricordare come se ti vedessi dalla finestra. Da fuori verso dentro. Ci sei tu che metti nel forno il pollo con le patate. Mentre le tue due televisioni ti raccontano cosa sta succedendo per il mondo. Tra poco tornerà tuo marito e mangerete alle sei e trenta. Per la precisione.

Te ne sei andata, questa mattina, alle 9.00, proprio quando passavo al mercato e ti dicevo: “Ciao Gemma! Come stai?”

E tu mi rispondevi: “Se mi vedi, vuol dire che sto bene!”

Tvb.

Em@

 

libri

14 ottobre: La prima verità di Simona Vinci

 

vinci
Simona Vinci, La prima verità, Einaudi, 20 euro, vincitrice Premio Strega

 

Le pagine di questo libro mi hanno lasciato qualcosa. Qualcosa di non convenzionale, che fa riflettere su chi siamo. E come ci comportiamo nella vita.

Una vita dove molto spesso il diverso vive ai margini. Fuori dalla tanto agognata normalità.

Cos’è, per me, la normalità? Un accezione che tende solo a definire. Punto. E basta.

In quest’opera, l’io narrante ci porta in un’isola. L’isola di Leros. In Grecia.

Un’isola dove fino a non molto tempo fa c’era un “manicomio”. Un ospedale psichiatrico realmente esistito, dove chi vi abitava era un mero oggetto. Trattato come un oggetto. Senza dignità.

L’isola, per me, è anche una metafora della vita che viviamo. Una realtà dove chi è ai margini non ha diritti. E viene isolato. Dove chi ha problemi psichici, o è nero, o è grasso, o è magro, o è gay, o…, viene sempre circoscritto all’interno di un sistema (muro), che si distanzia dal buonsenso comune.

Un buonsenso statico che ha una matrice strettamente politica e impostata, che considera la differenza come un marchio. Dal quale stare lontani.

L’autrice, Simona Vinci, scrive molto bene. Mettendosi nei panni di più persone. Persone che conosce alla perfezione e che ama profondamente.

Anch’io ho voluto bene alla vincitrice del Premio Campiello perché la sua storia mi ha segnato, mi ha fatto riflettere e mi ha portato a vivere, per più di un attimo, oltre il muro. E dalla parte di chi non ha colpa.

Em@

Storie

13 ottobre: ricordo quel padre.

Avevo 17 anni quando i miei si sono separati.
Per me: una liberazione.
Mio padre picchiava mia madre. E io non potevo dire nulla.
Chiuso in una camera buia e silenziosa sentivo tutto: parolacce, offese, frasi sconnesse.
Avevo paura ogni volta che entravo in casa. Una casa umile dove anche il soprammobile metteva timore.
Quando Lui non c’era il tempo si trasformava in un tempo reale.
Quello che vivono le persone civili.
Un tempo in cui si apprezzano i sorrisi, le coccole, una bistecca al sangue da dividere in tre.
Un giorno freddo mia madre si alzò e mise un punto a questa storia. La sua storia.
Cambiò la serratura e lo cacciò di casa.
Eravamo liberi!
Liberati da un peso che rendeva buie le giornate definite da un sole d’inizio autunno.
Liberati da un mostro nero che martoriava il cervello di un bambino, cresciuto troppo in fretta.
Un giorno, dopo mesi, bussarono alla porta.
Aprii ed era Lui.
Con il suo solito viso pieno di aggressività, ma fondamentalmente buono.
Era tornato per mettermi, di nuovo, paura.
Quella paura che ricordi sempre.
Perché ci sono dei momenti che vivono in noi.
E compaiono quando il ricordo bello o brutto è fortemente delineato. Sentito. Mai dimenticato.

libri

9 ottobre: Buio di Dacia Maraini

Quante volte non sappiamo cosa si nasconde dietro a un viso apparentemente felice?
Pensiamo che quel viso sia sinonimo di serenità, calma.
Pensiamo che quella persona che “indossa” quel viso apparentemente felice, sia una persona senza problemi. Difetti o difficoltà.

E qui che sbagliamo!

Dietro a un viso, che definiamo, normale si nascondono linee di buio che non conosciamo. Realtà che sfuggono alla pura definizione.

Il libro della Maraini, intitolato Buio, si occupa di quelle linee d’ombra che non riusciamo a percepire durante la giornata. Tasselli di puzzle che non riusciamo a trovare subito.

Buio, vincitore del Premio Strega alla fine degli anni ’90, ci porta a toccare con mano, attraverso racconti diversi, quel filo invisibile che sfugge alla nostra impressione. Quel filo che caratterizza storie, persone o situazioni. A cui molto spesso non diamo peso, perché andiamo di corsa. O semplicemente perché ci fa paura afferrarlo. E scoprire la verità.Quella vera e profonda.

Em@

Diario di un ragazzo comune · Ottobre

7 ottobre: bianco ospedale

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Caro Diario, da oggi ti chiamerò Lorenzo, come il protagonista del libro che sto leggendo.

E poi, Lorenzo è un nome così moderno. Non credi?

Oggi piove. E fa freschetto.

Ho voglia di stare sotto le coperte e dormire. Dormire e non pensare!

La mia vicina di banco, Valeria, è da un paio di giorni che non viene a scuola. L’ho chiamata a casa e la madre mi ha detto che l’hanno portata all’ospedale.

Mi ha detto, inoltre, di stare tranquillo che non è nulla di grave.

Domani andrò a trovarla, anche se gli ospedali mi mettono paura.

L’odore di pulito, il bianco delle coperte e il senso di precarietà, mi mettono tanta tristezza. Molta tristezza!

Mi devo far forza e non pensare.

Quando ho paura, cerco di respirare profondamente e farmi scivolare di dosso quei mostri che, molte volte, mi annebbiano la vista.

Mostri che costruiscono barriere, che quasi sempre impediscono il mio passaggio.

Caro Lorenzo, ti lascio.

A domani,

marco.