Diario di un ragazzo comune · Libereassociazioni

Dal dentista. Stanco e Svogliato, io.  Stanca e svogliata, lei.

Attendo dal dentista.
Forte e chiaro il brusio che si sente dentro.
Dentro la camera degli attrezzi.
Mi faranno male. Boh.
Un bambino chiama la mamma.
E lei non risponde.
Lui chiama e la chiama ancora.
L’aria condizionata mi ha distrutto il cervello.
Siamo in Alaska. In Norvegia o Scandinavia.
Mi viene quasi da vomitare? Vomitero’? Forse lo saprò tra poco quando
il pavimento si riempirà di marrone.
E non dico altro.
Gli altri dicono sempre qualcosa.
E io me ne strafrego.
Vado fuori ai Tropici.
Per sentire la differenza.
Sicuramente sarà traumatica.
Ma, almeno non sarà aria artificiale.
Sono le 4 e 10 ed avevo l’appuntamento
alle 4.

Poco dopo.

Uscito con sorriso non perfetto come
mi aspettavo.
Prendo la macchina e torno a casa.
Vento caldo e caldo dentro l’abitacolo.
Mentre mi guardo dallo specchietto,
mando a fanculo internamente la dentista,
che mi ha mezzo rovinato un dente.
Anche se tutto sommato quella imperfezione mi piace.

Scendo dalla macchina. Vado al bar
a prendermi un succo.
Alla pera.
Mmm.

Diario di un ragazzo comune · Ottobre

7 ottobre: bianco ospedale

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Caro Diario, da oggi ti chiamerò Lorenzo, come il protagonista del libro che sto leggendo.

E poi, Lorenzo è un nome così moderno. Non credi?

Oggi piove. E fa freschetto.

Ho voglia di stare sotto le coperte e dormire. Dormire e non pensare!

La mia vicina di banco, Valeria, è da un paio di giorni che non viene a scuola. L’ho chiamata a casa e la madre mi ha detto che l’hanno portata all’ospedale.

Mi ha detto, inoltre, di stare tranquillo che non è nulla di grave.

Domani andrò a trovarla, anche se gli ospedali mi mettono paura.

L’odore di pulito, il bianco delle coperte e il senso di precarietà, mi mettono tanta tristezza. Molta tristezza!

Mi devo far forza e non pensare.

Quando ho paura, cerco di respirare profondamente e farmi scivolare di dosso quei mostri che, molte volte, mi annebbiano la vista.

Mostri che costruiscono barriere, che quasi sempre impediscono il mio passaggio.

Caro Lorenzo, ti lascio.

A domani,

marco.

Diario di un ragazzo comune · Ottobre

6 ottobre: lui

cuore

 

Anche questa notte non ho dormito.

Non solo per la questione del bullismo, di cui ti ho parlato ieri, Caro Diario.

A scuola mi piace uno. Bello come il sole. Alto. Fa il quinto. Sezione B.

Sono nella classe affianco.

Forse mi sono innamorato. Amore platonico o forse qualcosa di più?

Lo vedo spesso in giro, anche fuori scuola. Una scuola che acquista colore quando c’è lui.

Caro Diario, tu, ti sei innamorato realmente?

Io, mai. E’ la prima volta.

Quando mi alzo, vado subito in bagno. Non come prima. Mi lavo con molta cura, mi specchio diecimila volte al secondo. E la sera prima preparo i vestiti, stirati dalla mamma naturalmente.

Vestiti che indosso con molta attenzione, stando attento a non sgualcirli, perché se Lucas mi vede devo essere assolutamente perfetto.

Anche se la perfezione non esiste. Questo già lo so.

La perfezione è una costruzione dei grandi che, molte volte, ci allontana dal vero senso delle cose: da una tisana assaporata con molta lentezza; da una conversazione scandita da parole non eccessivamente profonde.

 

marco

 

Diario di un ragazzo comune · Ottobre

5 ottobre: Mi fai schifo!!!

Ci sono persone che mi insultano. Senza un perché. Pensano di essere grandi, superiori. Di travalicare il confine, fieri di quello che dicono.

Ho solo diciassette anni. E tutti i giorni, un ragazzo della mia età mi dice: “Mi fai schifo!”

Mentre sputa per terra.

Una terra che diventa più grande, a causa di quello sputo, che risuona nell’aria, più di una parolaccia. Più di uno schiaffo forte o un pugno.

Ogni volta non dico niente, perché non so che fare. Parlarne avrebbe senso. Però non so fino a che punto risolverebbe la situazione.

La cosa che mi sconvolge di più è il consenso degli amici che gli stanno intorno. Non dicono nulla, nemmeno ridono. O coprono, in qualche modo, quelle tre parole che non riesco nemmeno a pronunciare.

E la seconda notte che non dormo, perché ci sono parole che feriscono più di un calcio tra le palle. Di un pugno in pieno viso.

Un pugno che sprofonda nel cuore. Che, a tratti, sembra non battere.

Un pugno che ti toglie il respiro. E ti lascia in apnea per ore, senza essere colpito.

marco