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Diciannove: Amanti

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Gli amanti si amano di nascosto. Con una passione smodata. Non hanno responsabilità e per questo si desiderano ancora di più. Quando si incontrano al mercato, fanno finta di non conoscersi. Ma, quando si accende la luce di una casa vuota, danno loro stessi. Si immergono tra le lenzuola bianche e quando si rivestono il tempo sembra non passato. Tornano a casa stanchi, ma felici. Si aspetta un altro giorno. Il giorno degli amanti.

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Diciotto: Top

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Ho sempre ricoperto il ruolo di ribelle, di chi non si sta zitto di fronte alle cose non giuste. Mi sono ritrovato sempre all’ultimo banco, perché chi si espone, diciamocelo, non accederà mai a ruoli di prestigio. Ruoli da vip, che hanno di vero solo la finzione.
Sono felice di essere il primo per me. E il terzo per gli altri. Perché vivo per essere sereno. E non perché devo dimostrare agli altri qualcosa per esserlo.

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Diciassette: Bruna

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Oggi come al solito passeggiata con il mio cane. Incontriamo quasi sempre una signora anziana con Lucy. Un volpino simpatico e giocherellone.

La signora oggi mi ha raccontato la storia di Bruna. La cagnolina che aveva sette anni fa. Bruna era un cagnolina di piccola taglia. Simpatica e vispa. Non si stancava mai. Voleva sempre uscire e giocare.

Andava alla villa e mangiava sempre tutto.

Un giorno, Bruna non riusciva a camminare e la signora prontamente la portò dal veterinario. Il dottore curò la cagnolina e il giorno dopo Bruna tornò come sempre: una vispa cagnolina.

Sei mesi dopo, Bruna morì, vicino alla sua padrona. Prima di esalare l’ultimo respiro, salutò tutti i suoi giochi, i posti e le persone a lei care, si mise sulla sua poltrona preferita e fece un urlo nero. Così ha definito la signora l’urlo di Bruna.

Oggi, il sole era coperto dalle nuvole. Nuvole nere. Nere come l’urlo di Bruna. Una cagnolina vispa che ha dato tanto alla signora, padrona di Lucy.

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Sedici: Un’altra vita

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Mentre scrivo queste parole, fuori, le cose prendono una loro direzione. Direzione che ognuno di noi sceglie, a volte direzioni ostacolate dal caso. Dal destino.

Immaginiamo sempre le vite altrui, case nuove, collane firmate. Immaginiamo momenti che hanno vissuto altri. Momenti che non ci appartengono, ma che vorremmo tanto ci appartenessero.

Guardiamo, mentre passeggiamo, storie mai immaginate. Lui troppo bello, lei troppo brutta. Lui grasso, Lei magra. Lui che un tempo odiava il cane, che ora sta con lei che lo obbliga a portare un pinscher nano.

Guardiamo dentro le case, io lo faccio spesso. Soprattutto d’estate quando è buio e passeggio con il cane. Dentro, famiglie che litigano, bambini che urlano, divani imperfetti. Tutto amplificato dal contrasto luce e buio della sera. Notte.

Guardiamo le stagioni che passano. E che a volte ci lasciamo scappare. Per paura. Paura di non farcela. Primavere a pensare, Estati a pensare, Inverni a pensare, Autunni a pensare. Tralasciando l’azione che potrebbe allontanarci, portarci in un altrove non necessariamente lontano.

Guardiamo lo specchio. Ci guardiamo allo specchio. Sempre con qualcosa che non va o con qualcosa che vorremmo cambiare: il sorriso imperfetto, un neo che prima ci piaceva e oggi non ci piace più.

Guardiamo non sempre attentamente. Perché l’attenzione ci allontana dal tran tran quotidiano, che ci avvolge nel suo vortice. E a volte il vortice ci fa comodo perché ci rende persone che esistono agli occhi degli altri. E non ai nostri.

Mentre scrivo, queste parole, fuori, un ragazzo cammina verso dove vuole. Verso la sua vera storia, che prende spunto dalle storie degli altri, ma che segue la sua.

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Quindici: Scia

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La scia lascia il suo segno. Per dire: “Sono passata!”

Quando ero piccolo rimanevo affascinato dalle scie. Scie di aeroplani.
Dicevo: “Chissà dove si recheranno le persone che si trovano in aereo?”
Immaginavo storie. Mentre yo e mia sorella mangiavano un panino, d’estate. Quando eravamo più piccoli e tutto era possibile.

La scia lascia il segno. Lo lasciava anche allora. Perché stimolava i miei pensieri, trasformandoli in storie. Storie inventate che mi servivano per evadere da una calma piatta. Che vorrei tornasse, oggi. Ora. Adesso.

Buona serata