pillole

113: Al lavoratore, vero esempio, vero eroe

Il diario (2)

Gli uomini e le donne che lavorano, la mattina, quando si alzano, non pensano.
Pensano, in realtà, ma sono talmente presi dai preparativi, la colazione e il pranzo al sacco, che aspettano di prendere la macchina, l’autobus o il treno per ascoltare la propria testa.

Quando sono sul mezzo di trasposto, brandelli di giornate precedenti si inseriscono nei loro pensieri.
Il bimbo che non va bene a scuola, la mamma che sta male, il parente che è stato lasciato il giorno prima del matrimonio perché la sposa non provava niente. Niente amore, niente di niente.
 
Durante la giornata, chi lavora seriamente – come il muratore bono che da un mese è diventato il mio vicino – esegue tutte le sue mansioni sotto il sole, la pioggia, il vento. Distraendosi poco.
Poco volte ho visto una dedizione simile, un amore per quello che si fa.

Alle 17, più o meno, quasi tutti i lavoratori tornano a casa. Riprendono il mezzo.

Ora i pensieri lasciano spazio alla stanchezza e alla voglia di farsi una doccia. Di non fare nulla.
Anche se molti di loro devono riprendere il bimbo dalla nonna, fare la spesa e cucinare. Andare dal medico e uscire con un amico, al quale si è detto di no parecchie volte.

Alle 23, più o meno, tutti i lavoratori si mettono al letto. Alcuni si lasciano prendere dai mostri della notte, dimenticando per sempre il sonno.
Altri – come forse il muratore che conosco – posano la testa sul cuscino.

Ed è già domani.

Em@

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